La Fiera Franca

La Fiera Franca

La notizia della concessione del mercato giunge a Thiene accolta con suoni di campane, festeggiamenti e fuochi d'artificio, al grido "Viva Thiene, viva il suo mercato". E i Thienesi non perdono tempo e già il primo lunedì di novembre, come si rileva da una nota del notaio Marco Bertizzolo apposta in calce al verbale dell'assemblea, organizzano il primo mercato "franco".
La nuova opportunità contribuisce alla ripresa dell'economia cittadina in quanto la franchigia dai dazi favorisce gli scambi commerciali e la partecipazione di più numerosi mercanti forestieri, ma consente anche ai numerosi artigiani thienesi di commercializzare i propri prodotti.

Dopo la concessione, ottenuta dal doge di Venezia Agostino Barbarigo nel 1492, di tenere un mercato franco da dazi ogni lunedì, la vivacità commerciale di Thiene aumenta notevolmente, tanto che meno di due secoli dopo, nel 1640, un altro doge della Serenissima, Francesco Erizzo, autorizza i Thienesi a gestire una "fiera franca" per il bestiame da tenersi il 24 giugno di ogni anno, in occasione della festa di San Giovanni, patrono della città.
La contrattazione, gli scambi e le vendite degli animali, pezzo forte della fiera, si articolavano in tre spazi. Chi era interessato ai bovini si recava nel mercato dei buoi, ora piazza Rovereto, dove troneggiava, fino al secolo scorso, una bellissima fontana con la testa di bue.
Schioccar di fruste, grida, incitamenti... I potenziali compratori guardavano e riguardavano le bestie in vendita, le pesavano ad occhio e spesso sbagliavano solo di qualche chilogrammo. Tiravano per la giacca qualche mediatore, quello con l'aria di intendersene più di ogni altro. Osservavano il pelo della mucca per cercare di indovinare quanto latte produceva. Si proponevano prezzi, si trattava e si ritrattava, infine qualche poderosa manata sulle spalle indicava che l'affare era fatto.
Ovini e suini venivano esposti nel mercato delle pecore, ora piazza Cesare Battisti. Anche qui una pittoresca fontana con la testa di pecora dominava la piazza. Gente che andava e veniva, urla dei mercanti per attirare clienti, mediatori che si accalappiavano gli acquirenti... Era tutto un fermento.
Per pollame e uova si andava invece nella più centrale piazza Chilesotti dove le comari, attorno alla fontana, si scambiavano novità e pettegolezzi.

In seguito tutta la fiera venne spostata al Bosco. All'ombra degli ippocastani si commerciavano buoi, pecore, asini, porci, capre, mucche, vitelli, muli e una grande quantità di cavalli, ma le compravendite riguardavano pure vetture, finimenti, attrezzi rurali e molti altri oggetti. Non mancavano, per interessati e curiosi, fontane, stalli, alberghi e caffè.
La fiera contemplava anche attrazioni per sollecitare l'afflusso di pubblico: corse di cavalli, fuochi d'artificio, giostre e mille altri divertimenti.
Nelle locandine della "Fiera di San Giovanni" degli anni '30 e '40 si parla di grande tiro al piccione, di concerti bandistici e tombole di beneficenza, di gare bocciofile e di tiro a segno. Ed ancora della mostra delle vetrine con assegnazione dei diplomi, del concorso dei torelli e di corse ciclistiche. E la fiera franca di animali si chiudeva spesso con premi al miglior gruppo di almeno 6 cavalli da tiro, di almeno 6 bovini delle razze bruna, burlina e grigia, di almeno 12 suini da allevamento.

La fiera del terzo lunedì di ottobre risale invece al 18° secolo, ma nessun documento accerta la data della sua istituzione. Esiste solo una relazione presentata al principe viceré, venuto a Thiene il 7 agosto 1819, in cui sta scritto "Vi sono due fiere, l'una di giugno, l'altra di tre giorni in ottobre".

 

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